Stampa questo documento ->
 
- Magazine -
- Rubrica: Memoria -

11/02/05Intervento del Sen. Crinò all'Accademia Bonificiana in occasione dei 75 anni dei Patti Lateranensi

Il 1984 è ricordato in Italia soprattutto per due avvenimenti politici, di grande importanza e di notevole ripercussione nel futuro, che si sono succeduti a qualche giorno di distanza l’uno dall’altro.
Il 14 febbraio, nel giorno dedicato agli innamorati, il Governo varò un decreto col quale venivano congelati quattro punti di scala mobile (Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, fu accusato di non essere stato proprio “innamorato” dei lavoratori) e quattro giorni dopo, il 18, lo stesso Bettino Craxi firmò con l’allora cardinale Agostino Casaroli un nuovo Concordato con la Santa Sede, o meglio, una serie di modifiche ai Patti Lateranensi.
Col primo provvedimento che conobbe, soprattutto in fase di approvazione alla Camera e al Senato, momenti di scontri e di dibattito politico che definire aspri è davvero un eufemismo, si rallentava in pratica l’adeguamento degli stipendi e dei salari all’aumento del costo della vita e si reperivano fondi per fronteggiare il momento economico assai delicato del periodo.
In pratica si chiedevano dei sacrifici ai lavoratori, non certo un fatto nuovo, ma, soprattutto, si richiedeva, per la prima volta nella storia della Repubblica, una maggiore coscienza partecipativa degli Italiani, e su di essa si faceva leva e affidamento, nella valutazione delle innegabili situazioni congiunturali.
La prova che i cittadini avevano “capito” il messaggio la si ebbe l’anno successivo, quando al referendum abrogativo promosso da Pci e Cgil (Cisl e Uil si erano schierate a favore del Governo) il 9 e 10 giugno dell’85, votarono per il mantenimento del provvedimento (54,3 % contro il 45,7).
Col secondo provvedimento, adottato, lo ripeto, a distanza di soli quattro giorni dal congelamento della scala mobile, si rivide il Concordato tra Stato e Chiesa e lo si adeguò alle mutate esigenze del Paese, dove le idee laiche andavano crescendo.
In pratica si fece in un certo qual modo giustizia all’art. 3 e all’art. 8 della Costituzione nei quali si afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e ancora, che “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, articoli, per altro, oscurati dai Patti Lateranensi del ’29, inseriti nel 1946 dai membri della Assemblea Costituente nella Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso l’art. 7 (“Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”).
La revisione del Concordato dell’84 ha comunque attestato che “la Repubblica Italiana riconosce il particolare significato che Roma ha per la cattolicità” ed ha sancito che “…continuerà ad assicurare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado” impartito da insegnanti riconosciuti idonei dalla autorità ecclesiastica e nominati d’intesa con essa, dall’autorità scolastica.
Come si vede , una sorta di compromesso tra vecchio e nuovo, una specie di significativo passo in avanti nei rapporti tra Stato e Chiesa specie se si considera che, pur assicurando l’insegnamento della religione cattolica, lo stesso non è più automatico e scontato: per fruirne è necessaria una precisa scelta da parte degli studenti e dei loro genitori.
Un’altra significativa novità di questo nuovo Concordato è costituita dalla abolizione della “congrua”, cioè della somma che, secondo i Patti Lateranensi, lo Stato doveva versare al Vaticano, sostituita dall’8 per mille, per altro esteso ad altre confessioni religiose, o allo stesso Stato.
In verità esistono oggi delle significative spinte, da parte di consistenti settori della società civile, per altro trasversali agli stessi partiti politici, che insistono per una ulteriore modificazione dell’attuale Concordato.
Non mi pare il caso che io oggi, in tale contesto, entri nei particolari di tali tendenze che comunque danno il segno della evoluzione delle idee degli Italiani a proposito dei rapporti tra laicità e religiosità.
Ma qualche considerazione va fatta.
Non a caso, in apertura di questo mio breve intervento ho voluto accomunare due eventi, ambedue dell’84, apparentemente lontani mille miglia l’uno dall’altro.
E, in effetti, per la materia che trattano e per le implicazioni che da essi scaturiscono, sono parecchio lontani tra di loro.
Hanno in comune la novità e il coraggio di chi ha osato mutare situazioni e modi di essere e di pensare, ritenuti quasi sacri e intoccabili: la scala mobile e il principio del cattolicesimo, “religione di Stato”.
L’uno e l’altro evento, contro ogni apparente e quasi ovvia previsione che si potesse fare al momento della loro attuazione, si sono rivelati maturi per fare parte del modo di essere degli Italiani.
Addirittura sotto la loro stessa pelle, visto che il referendum sulla scala mobile andò come andò e nessuna significativa protesta c’è stata mai a proposito della revisione del Concordato.
Anzi, tutt’altro.
Il dovere della politica è proprio questo: capire, capire anche le cose che esistono sebbene ancora in modo latente e in potenza.
Il suo compito è principalmente, direi essenzialmente, quello di individuarle per tempo, focalizzarle e tramutarle in atti reali e visibili.
Anche rischiando la momentanea impopolarità.
Gli esperti del settore, gli odierni maggiori studiosi di religioni e movimenti religiosi affermano che soltanto tra circa 30, 50 anni sarà un po’ strano pronunciare il termine “cattolico europeo”, quasi un ossimoro, come dire oggi “musulmano svedese”.
Non che assolutamente non esista oggi alcun musulmano svedese, non ci sentiamo di escluderlo completamente, ma siamo tutti d’accordo che una tale realtà sia abbastanza improbabile e remota.
Lo stesso pare succederà per il cattolicesimo in Europa.
Eppure il Cattolicesimo, sempre secondo gli esperti, crescerà ancora e non conoscerà alcuna crisi.
Solo si trasferirà al Sud del mondo, soprattutto in Africa e in Sud America, dove già oggi sta conoscendo una nuova fioritura e una nuova vitalità.
Perché riferisco questi dati che, a mio giudizio, vanno considerati a fondo nella loro importanza e in ciò che ci esprimono?!
Perché soprattutto ci forniscono il particolare essenziale di quale trasformazione subirà la nostra società in un futuro neanche tanto lontano e ci indicano in modo inequivocabile, addirittura, incontrovertibile, il seme che è già insito nella nostra Vecchia Europa e che andrà decisamente avanti nei processi di laicizzazione, pur rimanendo, ne sono convinto, la parte più bella e più generosa del Cristianesimo, direi l’essenzialità: l’amore verso gli altri che in una società più laica, cioè meno ossessionata da tabù e ritualità spesso sterili, si trasforma in democrazia, uguaglianza e pari dignità.
Ma torniamo ai giorni nostri.
Le cronache hanno riferito che alcuni giorni fa, domenica 5 febbraio, a Montesilvano, in provincia di Pescara, un prete, don Cristiano, nel corso dell’omelia domenicale, verso la conclusione, ha introdotto l’argomento dei prossimi referendum sulla fecondazione assistita ed ha esplicitamente invitato a votare “no”.
Ecco, credo che questo sia un tentativo di condizionamento del dibattito, del dialogo e della libera manifestazione delle proprie idee, una consulenza non richiesta in un momento che, a mio giudizio, dovrebbe essere impiegato ad altri fini e per altri scopi.
Del resto la posizione della Chiesa cattolica a proposito della procreazione medicalmente assistita e sul modo di impiegare gli embrioni, la conosciamo e la rispettiamo.
Non è il caso che si ricorra al momento solenne della messa e si faccia leva sulla particolare atmosfera che di solito si accompagna alla funzione.
Ecco, credo che questa posizione, legittima, da parte della Chiesa cattolica, ma che vuole influenzare le scelte di uno Stato laico e di una popolazione che sempre di più si avvia a determinarsi in modo autonomo e alla luce dei propri convincimenti etici e laici, non tenga conto, appunto, delle innegabili e positive evoluzioni che stiamo sottolineando, delle riflessioni degli studiosi, del Concordato e della revisione del Concordato.
La Storia ci insegna che non c’è mai stata piena comprensione tra progresso, ricerca scientifica e cattolicesimo.
La Chiesa ha, talvolta, avuto tempi più lunghi per approvare e riconoscere la bontà e l’utilità di ciò che al suo primo apparire pareva non utile e neanche indispensabile e poi si rivelava di estrema necessità, non solo pratica, per l’intera società.
Non mi chiedo perché sia avvenuto ciò, però non posso fare a meno di ricordare che lo stesso Gesù a chi Gli domandava se era il caso di pagare il tributo alle autorità politiche del tempo, visto che i Cristiani non erano cittadini di questo mondo, intimò di separare le due cose e dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Sempre che ciò sia valido ancora oggi.

Segnala ad un amico