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Etica e politica: dopo la votazione in Parlamento i laici, gli integralisti e i fuggitivi Mauro Del Bue
Oggi, e le votazioni in Parlamento sul caso Englaro, lo dimostrano, i partiti stanno diventando, quasi tutti per la verità, esclusivamente contenitori elettorali. Partono dal presupposto che ciò che conta è aggregare consensi, non importa come, e competere per la guida del Paese. Questo è certo facilitato da una legge elettorale che unisce sbarramento e premio di maggioranza, cosa che rappresenta un‘anomalia italiana, l’ennesima. Ma non c’è dubbio che l’idea che i partiti non debbano più rappresentare visioni di società è passata come un approdo di modernità e di rinnovamento. In fondo, si dice, sono morte le ideologie, e allora perché dividerci ancora con parametri del passato? E qui si commette un grande errore, un errore di confusione che purtroppo ci viene continuamente propinato. Sono morte le ideologie, ma non le idee, e neppure le identità. Oggi è giusto che non esistano più partiti ideologici (a parte il fatto che il Pdci che vuole la Costituente comunista e usa il centralismo democratico e si vanta di ispirarsi al marxismo-leninismo, nonchè l’ultima versione di Rifondazione con il nuovo segretario Ferrero che non vuole, contrariamente a Vendola e a Bertinotti, superare il comunismo, lo sono ancora, eccome). Ma il dramma è che sono stati formati, e questo solo in Italia, nell’epoca post-ideologica, partiti senza identità. Solo in Italia la fine delle grandi contrapposizioni ideologiche ha segnato anche la fine delle identità politiche. Il Popolo delle libertà, sul conflitto di attribuzioni con la Cassazione che aveva accolto il ricorso avanzato dal padre di Eluana, ha votato in larga parte a favore, non smentendo così la sua vocazione prevalentemente integralista e antiliberale (compreso, dispiace dirlo, ma è così, il suo capogruppo Fabrizio Cicchitto), mentre il Partito democratico è uscito dall’aula per non dividersi tra l’area laica e quella integralista. Parlo di laici e di integralisti e non di laici e di cattolici. Si può infatti essere cattolici laici (come la maggior parte di coloro ha votato a favore delle leggi sul divorzio nel 1974 e dell’aborto nel 1981) e si può anche essere non cattolici e integralisti. E non parlo solo di esponenti di altre religioni, ma anche di non credenti che si ispirano ad ideologie totalitarie e illiberali. C’è una forma di integralismo insopportabile nelle decisioni del governo cinese di imporre l’aborto per calmierare le nascite. La laicità è libertà e rispetto di tutte le idee e le convinzioni religiose ed etiche su valori non comunemente accettati. Voglio dire che si può non essere relativisti etici se di deve scegliere tra “l’ammazzare e il non ammazzare”, dunque diciamo tra l’etica di Osama Bin Laden e quella di Gandhi. Ma si deve essere per il rispetto etico su questioni non comunemente accettate, e che si riferiscono a valori imposti dalla fede o dalle fedi: la natura umana o meno dell’embrione, se la vita appartenga a noi o a un‘entità superiore, il valore per la coppia del contratto matrimoniale, la pratica o meno dell’omosessualità, per non parlare della scelta tra feto e madre o della indissolubilità del matrimonio. Ebbene, su questa questione che è centrale anche oggi, e le vicende della libertà della ricerca scientifica, assieme alle nuove scoperte, porteranno sempre più a discutere di tutto questo, in Italia vi sono o partiti lacerati che non possono esprimersi o partiti divisi al loro interno. Ma la politica cos’è? Sono diventato socialista perché mi consideravo di sinistra ma non accettavo la mancanza di libertà del comunismo. E anche sui diritti civili ho sposato appieno le posizioni di Loris Fortuna che ho conosciuto e stimato. Fortuna era un autonomista come Bettino Craxi e tra le libertà che ci separavano dai comunisti c’era anche questa: quella di divorziare, di abortire per salvare la vita di una donna, di potere decidere anche della propria morte, senza che un tribunale di impietosi giudici decida della mia vita, uccidendo la mia volontà. I comunisti tentennavano, noi e i radicali eravamo in prima fila. La grande battaglia contro le superstizioni, che conducemmo assieme a Marco Pannella in particolare, fanno parte del nostro miglior patrimonio. Erano le battaglie laiche, dunque, di un Psi che era anche un partito di cattolici, ma non rinunciava alla sua laicità. E i cattolici che vi aderivano lo facevano proprio per questo: perché si consideravano cattolici liberali. La stessa cosa non si può dire del Pd. Anche il Pd è un partito composto da credenti e da non credenti. Ma sulle decisioni importanti non trova una posizione, se non la mediazione. E la mediazione dei principi è impossibile, Se non fuggendo, appunto, e lavandosene le mani come Ponzio Pilato. Mauro Del Bue |
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